Sabato 2 Agosto 2014 , Ore 2:26
 
 

Come investire nell’epoca della scarsità

Abbiamo vissuto un lungo periodo di abbondanza, ma oggi domina la scarsità: l'unico modo di proteggersi è diversificare

Se si osserva con attenzione il movimento dei mercati degli ultimi anni ci si rende conto che sono alla ricerca di “qualcosa che manca”, dopo decenni in cui andavano alla ricerca delle migliori opportunità tra le tante disponibili: il denominatore comune degli ultimi anni, in particolare degli ultimi tre, è la scarsità.

La scarsità di cose buone e solide da comprare, dovuta alla crisi dei debiti sovrani e al fatto che la sicurezza “certificata” dalla AAA è ormai sostanzialmente inesistente, è la prima a venire alla mente. Dobbiamo essere consci che la lunga e difficile strada che, dopo l’ubriacatura da debito pubblico, ci porterà nuovamente alla normalità provocherà scarsità di consumi e crescita economica debole. Infine la scarsità di rendimenti, nominali e ancor più reali, di alcune aree del mondo è palese.

Proteggersi da questa diffusa scarsità di sicurezza, di rendimento, di difesa dall’inflazione, di crescita economica è uno degli aspetti più importanti con cui dovranno confrontarsi gli investitori; non a caso in questi anni abbiamo assistito ad una spasmodica ricerca di rendimento, sia nel settore azionario dove si è andati a cercare titoli e mercati con elevato potenziale di crescita, sia nel settore obbligazionario, nel quale si sono cercati rendimenti più interessanti per ottenere ritorni che, nel tempo, proteggano da un’inflazione prevista in crescita.

Questa ricerca ha coinciso con uno spostamento di masse di denaro dai mercati finanziari dei paesi sviluppati a quelli dei paesi emergenti. Nel settore obbligazionario abbiamo assistito, più in generale, ad uno spostamento dall’investment grade (quelle che hanno rating almeno pari a BBB-/Baa3) all’high yield, cioè quelle obbligazioni con rating più basso che in modo spregiativo vengono chiamate anche junk bond.

Anche questi strumenti, però, espongono ad altre scarsità. Esistono timori relativi alla stabilità politica di questi mercati: il rischio di colpi di stato o di improvvise nazionalizzazioni ed espropri (come quelli decisi da Hugo Chavez in Venezuela o quello più recente di Ypf, la compagnia petrolifera argentina che era di proprietà della Repsol). Anche la scarsità di informazioni riveste un peso non indifferente, sia perché le notizie da questi mercati possono giungere con troppo ritardo, sia perché essendo mercati ancora “giovani” si può temere una scarsa trasparenza.

Quello che deve essere chiaro è che il porto sicuro come era inteso in passato, cioè un investimento che resiste a qualunque evento e che fornisce garanzie in qualunque situazione, non esiste più. In realtà, non è mai esistita una banca troppo grande per fallire o uno stato così solido da poter dare l’assoluta certezza di essere solvibile; ma se in passato la percezione dei risparmiatori era questa oggi è sparita anche l’illusione.

In questo periodo, la soluzione che tutti pubblicizzano è la tanto vituperata diversificazione. Negli anni passati in molti avevano sostenuto che fosse ora di mandarla in pensione: la correlazione tra i mercati, la globalizzazione avevano fatto bollare l’idea di diversificare come obsoleta.

Invece, i rischi insiti in ogni singolo strumento finanziario, tutti i dubbi derivanti dalle scarsità che ho elencato fanno si che la distribuzione del rischio su differenti strumenti sia davvero fondamentale per la protezione del proprio risparmio.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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2 Commenti

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  • # 1
    Ciao stefano e bentornato, analisi veritiera penso dovremmo recupersre ls capacita che era dei ns nonni che i soldi li prestavano ad attivita e persone é l'unica aaaa cerys la faccia di chi li riceve. Vorrei cmq dissentire con te questa non é una cridi da debito pubblico ma privato, una vergogna che si é consentita so dovevs fate come yi diddi tempo indietro far fallire le banche
  • # 2
    Le cause sono effettivamente quelle che tu dici (cfr. 2008 e subprime). Però le conseguenze sono sui debiti pubblici, soprattutto intendendoli come investimento per la clientela retail che cerca la sicurezza. Ciao!