Domenica 23 Novembre 2014 , Ore 8:11
 
 

Come investire nell’epoca della scarsità

Abbiamo vissuto un lungo periodo di abbondanza, ma oggi domina la scarsità: l'unico modo di proteggersi è diversificare

Se si osserva con attenzione il movimento dei mercati degli ultimi anni ci si rende conto che sono alla ricerca di “qualcosa che manca”, dopo decenni in cui andavano alla ricerca delle migliori opportunità tra le tante disponibili: il denominatore comune degli ultimi anni, in particolare degli ultimi tre, è la scarsità.

La scarsità di cose buone e solide da comprare, dovuta alla crisi dei debiti sovrani e al fatto che la sicurezza “certificata” dalla AAA è ormai sostanzialmente inesistente, è la prima a venire alla mente. Dobbiamo essere consci che la lunga e difficile strada che, dopo l’ubriacatura da debito pubblico, ci porterà nuovamente alla normalità provocherà scarsità di consumi e crescita economica debole. Infine la scarsità di rendimenti, nominali e ancor più reali, di alcune aree del mondo è palese.

Proteggersi da questa diffusa scarsità di sicurezza, di rendimento, di difesa dall’inflazione, di crescita economica è uno degli aspetti più importanti con cui dovranno confrontarsi gli investitori; non a caso in questi anni abbiamo assistito ad una spasmodica ricerca di rendimento, sia nel settore azionario dove si è andati a cercare titoli e mercati con elevato potenziale di crescita, sia nel settore obbligazionario, nel quale si sono cercati rendimenti più interessanti per ottenere ritorni che, nel tempo, proteggano da un’inflazione prevista in crescita.

Questa ricerca ha coinciso con uno spostamento di masse di denaro dai mercati finanziari dei paesi sviluppati a quelli dei paesi emergenti. Nel settore obbligazionario abbiamo assistito, più in generale, ad uno spostamento dall’investment grade (quelle che hanno rating almeno pari a BBB-/Baa3) all’high yield, cioè quelle obbligazioni con rating più basso che in modo spregiativo vengono chiamate anche junk bond.

Anche questi strumenti, però, espongono ad altre scarsità. Esistono timori relativi alla stabilità politica di questi mercati: il rischio di colpi di stato o di improvvise nazionalizzazioni ed espropri (come quelli decisi da Hugo Chavez in Venezuela o quello più recente di Ypf, la compagnia petrolifera argentina che era di proprietà della Repsol). Anche la scarsità di informazioni riveste un peso non indifferente, sia perché le notizie da questi mercati possono giungere con troppo ritardo, sia perché essendo mercati ancora “giovani” si può temere una scarsa trasparenza.

Quello che deve essere chiaro è che il porto sicuro come era inteso in passato, cioè un investimento che resiste a qualunque evento e che fornisce garanzie in qualunque situazione, non esiste più. In realtà, non è mai esistita una banca troppo grande per fallire o uno stato così solido da poter dare l’assoluta certezza di essere solvibile; ma se in passato la percezione dei risparmiatori era questa oggi è sparita anche l’illusione.

In questo periodo, la soluzione che tutti pubblicizzano è la tanto vituperata diversificazione. Negli anni passati in molti avevano sostenuto che fosse ora di mandarla in pensione: la correlazione tra i mercati, la globalizzazione avevano fatto bollare l’idea di diversificare come obsoleta.

Invece, i rischi insiti in ogni singolo strumento finanziario, tutti i dubbi derivanti dalle scarsità che ho elencato fanno si che la distribuzione del rischio su differenti strumenti sia davvero fondamentale per la protezione del proprio risparmio.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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2 Commenti

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  • # 1
    Ciao stefano e bentornato, analisi veritiera penso dovremmo recupersre ls capacita che era dei ns nonni che i soldi li prestavano ad attivita e persone é l'unica aaaa cerys la faccia di chi li riceve. Vorrei cmq dissentire con te questa non é una cridi da debito pubblico ma privato, una vergogna che si é consentita so dovevs fate come yi diddi tempo indietro far fallire le banche
  • # 2
    Le cause sono effettivamente quelle che tu dici (cfr. 2008 e subprime). Però le conseguenze sono sui debiti pubblici, soprattutto intendendoli come investimento per la clientela retail che cerca la sicurezza. Ciao!
  • Il Globalista è il blog di
    Stefano Lovato
    In questo blog vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare. Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
  • COMMENTI & COMMENTATORI

    film de sexe en hd de cette polissonne dans son uniforme triquant Superbe article, comme d'hab
    Fabrizio Monge Buongiorno Stefano! Complimenti per l'articolo e per le risposte nel blog. Innanzitutto premetto che sono un " collega " quindi il mio punto di vista è tacciabile di partigianeria. posso testimoniare che in tutta la mia vita professionale ho adottato varie tecniche di investimento e utilizzato strumenti di varie società di gestione. Tuttavia il sistema del dollar cost average è l'unica che non mi ha mai deluso, sia come investitore sia come professionista. Concordo che chiamare un clinete in un momento di mercato difficile per convincerlo a fare aggiuntivi è impresa titanica anzi, io lo faccio ormai sapendo che spesso l'unico risultato ottenibile è di tranquillizzare il cliente, che non aggiungerà nulla ma almeno non venderà in un momento sfavorevole. Con il Pac invece l'acquisto nei momenti critici funziona bene, il cliente è rilassato, io sono rilassato e si lavora con fiducia reciproca. Aggiungo che la prassi di citare esempi di mercato in cui il sistema non avrebbe dato risultati è inutile, spesso bastava aspettare un anno in più oppure consolidare pediodicamente per avere un utile consistente. come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare ed avere un bravo - Consulente, Promotore, Bancario etc ... la sostanza è la stessa - che mi segua nel percorso. ciao a presto!
    giuseppe avevo completato un pac la banca in seguito mi cambia il pac in un fondo con una minusvalenza all'atto del cambio di circa 3000 euro al momento del disinvestimento la banca non tiene conto della minusvalenza e mi fa pagare la plusvale maturata dopo il cambio
    Alessandro Bidini A me, in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2013) è accaduta una cosa un pò diversa. Nel quadro RT, Sezione IIB, è data la possibilità di portare in diminuzione le minusvalenze del quadriennio antecedente (rideterminate nella misura del 62,50%) MA SOLO A CONCORRENZA DELLA EVENTUALE PLUSVALENZA REALIZZATA NEL 2012. In pratica se avevo una minusvalenza pregressa rideterminata di 10.000 euro e nel 2012 ho una plusvalenza di 5000 euro posso utilizzare solo 5000 euro per compensare la plusvalenza del 2012 ma perdo gli altri 5000 euro che non potrò utilizzare per gli anni successivi. E' così? Il programma dell'Agenzia delle Entrate non accettava in nessun campo l'immissione della minusvalenza residua, nemmeno al rigo RT30. Grazie per la risposta.
    Guido Chi ha fatto l'affrancamento delle azioni nel 2012 deve compilare l'unico 2013?
  • In questo vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare.
    Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
     
     
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