Venerdì 31 Ottobre 2014 , Ore 10:22
 
 

Default: significato e conseguenze (parte 2)

Gli effetti di un default sulla vita di uno Stato. La possibilità di fare default per un paese dell'Unione Europea.

Per cercare di comprendere meglio la possibilità concreta di fare default per l’Italia, abbiamo esaminato tre casi molto famosi di default del debito sovrano: quello russo del 1998, quello argentino del 2002 e quello islandese del 2008.

CONSEGUENZE DEL DEFAULT DI UNO STATO SOVRANO – Abbiamo visto che uno stato fallisce quando non è più in grado di far fronte ai debiti e agli interessi che su questi maturano o quando decide di interrompere i pagamenti. La prima conseguenze di questa situazione nel caso di un default inevitabile è un’azione sui suoi conti: vengono alzate le tasse e si riducono le spese. Le voci più importanti sono lo stipendio dei dipendenti pubblici, le pensioni e la sanità. Quindi una prima conseguenza per i cittadini è che i servizi fondamentali si deteriorano, perché si rendono necessari tagli all’organico e ai salari. Nel caso di un default strategico, lo stato ha disponibili le somme derivanti dal mancato riconoscimento degli interessi, ma come vedremo la situazione non cambia.

Poi c’è il problema dei risparmi: a chi detiene titoli di stato la cedola non viene più corrisposta del tutto o in parte; alla scadenza del titolo il possessore di titoli di stato non tornerà in possesso della somma investita. Le banche si trovano senza liquidità e rischiano di fallire a loro volta; il tutto condito dall’inevitabile assalto agli sportelli a cui nessun istituto può resistere. Anche la copertura di garanzia dei conti correnti, decisa dalla banche centrali, oltre a non essere totale, in un caso del genere non verrebbe attivata per mancanza di risorse per attuarla.

FATTORI COMUNI AI CASI ESAMINATI – Dall’analisi dei default esaminati ieri, possiamo definire alcuni punti in comune tra loro:

  • Russia e Argentina all’epoca del default erano paesi all’alba del loro sviluppo economico; l’Islanda, paese economicamente sviluppato, ha caratteristiche decisamente singolari, si pensi al fatto che la popolazione islandese è pari a quella di una provincia italiana di medie dimensioni;
  • Le conseguenze sulla popolazione sono state drammatiche: svalutazione della moneta, impoverimento delle famiglie, recessione e aziende che falliscono, aumento della criminalità. L’Islanda si è salvata perché aveva un reddito pro capite molto elevato, altrimenti i danni sulla popolazione sarebbero stati molto meno facilmente sopportabili;
  • I risparmi delle famiglie perdono completamente valore, sia quando la crisi nasce per colpa delle banche, come in Islanda, sia quando le banche subiscono gli effetti collaterali del default;
  • La ripresa economica può essere anche rapida, ma questo è sicuramente più facile al verificarsi di due condizioni: a) avere un’economia giovane, con maggiori margini di crescita e più reattiva; b) essere esportatori di materie prime e, in ogni caso, autonomi dal punto di vista energetico: sia la Russia, che l’Argentina possiedono ricchi giacimenti di petrolio e di gas, l’Islanda copre al 70% il proprio fabbisogno energetico.
  • In tutti e tre i casi l’azzeramento del debito è una favoletta che non esiste: il debito continua ad esserci, può venire al massimo rinegoziato, può ridursi anche sensibilmente ma non si azzera e questo cambia completamente i calcoli di alcuni teorici del default.

IL DEFAULT NELL’UNIONE EUROPEA – Abbiamo visto cosa è successo in passato a paesi che hanno fatto default ed abbiamo osservato quanti problemi possa creare il fallimento, anche volontario, di uno Stato ai suoi cittadini. I paesi dell’Unione Europea, oltre a questi fattori, devono tenere conto di tutta un’altra serie di aspetti che complicano ulteriormente la faccenda.

Per un paese dell’Unione Monetaria Europea pare non essere proprio una decisione che si possa attuare con semplicità perché i membri dell’Unione non possono prendere decisioni di politica monetaria autonome: contraggono debito, ma non stampano valuta (emessa dalla BCE) e quindi non possono svalutare o scegliere di immetterne nel sistema. Ma fino a qua, mi si obietterà, si può decidere di uscire dall’euro e il problema si aggira: tralasciando, per il momento, la complessità dell’operazione il vero problema è che ogni paese ha dei vincoli nei confronti degli altri membri: l’uscita andrebbe negoziata.

La negoziazione apre due ordini di problemi. Il primo è evidentemente legato all’impossibilità di agire in modo unilaterale, il che impedisce sostanzialmente di fare un default “totale” che azzeri il debito pubblico. Il secondo, che ne discende, riguarda quale parte del debito far “saltare”: dovendo scegliere una nazione preferirebbe danneggiare gli investitori esteri piuttosto che i propri cittadini, ma dubito che dovendo negoziare l’uscita dall’euro proprio con i rappresentanti di altri paesi questa eventualità si possa realizzare.

Il default sarebbe selettivo e graverebbe, come nel caso russo, su imprese e cittadini del paese che sceglie la strada dell’insolvenza. A rendere ancor più ostica la realizzazione di questo “progetto” tutte le operazioni di conversione dall’euro alla valuta locale sono estremamente complesse e richiederebbero mesi, durante i quali il paese rimarrebbe senza denaro per far fronte alle spese correnti per cui ci troveremmo anche in una situazione di default strategico nella situazione del default forzato: salari, pensioni e prima assistenza sarebbero penalizzati dalla mancata disponibilità finanziaria e a questo si dovrebbero aggiungere depositi bancari congelati, oppure di valore pressoché nullo a causa del crollo dei corsi e della fortissima svalutazione.

Abbiamo già visto che i danni si estendono ai tutti i creditori dello Stato, che potrebbero non rivedere più i propri soldi o attendere anni per i pagamenti. Le banche, prima di tutto, sarebbero costrette a dichiarare fallimento se il valore dei titoli di Stato che hanno acquistato fosse azzerato e il fallimento di chi eroga il credito produce un effetto a cascata su tutto il resto del sistema economico.

Le richieste di risarcimento da parte dei creditori esteri mettono in moto procedure lunghe e complicate che ritardano il ritorno alla normalità: gli effetti si sentono per anni e anche molto lontano dall’epicentro. In effetti, il contagio si estenderebbe anche alle banche degli altri paesi, alle economie degli altri paesi, in un effetto domino incontrollabile che distruggerebbe irrimediabilmente il sistema economico.

Infine, supponendo che il resto del mondo resista al default di un Paese importante, c’è un ultimo punto: è vero che la svalutazione della moneta comporta un vantaggio nelle esportazioni, e quindi contribuisce alla ripresa, ma le nazioni europee potrebbero invece essere penalizzate: uscendo dalla moneta unica e dall’Unione europea, il Paese perderebbe l’accesso al mercato unico, trovandosi ad affrontare dazi di ogni genere con l’aggravante di essere decisamente poco benvoluto essendo un debitore che non ha onorato i propri pagamenti. Ci si potrebbe trovare senza le materie prime necessarie per alimentare la produzione o con una produzione insufficiente che non riesce ad esportare.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
 
Autore: Stefano Lovato Chi é:

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27 Commenti

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  • # 1
    COMPLIMENTI ALL'AUTORE!
  • # 2
    ...e quindi?
  • # 3
    Soluzioni indolore non ci sono. Il problema dell'italia, oltre al debito,è questa classe politica. Gli italiani dovrebbero insorgere e mandarli a casa tutti.
  • # 4
    La Domanda è .....Chi si salverà dall' eventuale default italiano preventivato in tre, cinque anni da oggi ??? Chi ha già portato in paradisi fiscali Svizzera ecc.ra tutto quello che poteva ! Chi ha "Sapientemente" evaso ed eluso il Fisco in tutti i modi possibili e continuerà a farlo in virtù di un sistema fiscale che non aiuta il conflitto di interessi tra compratore e venditore di beni servizi e /o orestatori d'opera e quindi un "automatismo nel controllo"! Chi ha messo tutto in diamanti e pur di non farli vedere al fisco li ingoia ! Ecc.ra ! :mrgreen: :mad: :mrgreen: :mad: :mrgreen: :mrgreen: :mad: :roll: ;-)
  • # 5
    Ottimo articolo però si evince una semplice constatazione che non è esplicitata essendo scritto in un'ottica interna e non esterna. Un fallimento italiano sarebbe impossibile da digerire per la UE. Inoltre c'è una piccola imprecisione non di poco conto. Non è infatti detto che l'uscita dall'Euro coincida con l'uscita dal mercato unico, tutt'altro. A maggior ragione quindi Francia e Germania non si potrebbero permettere la svalutazione spagnola e soprattutto italiana. Non dimentichiamoci che nonostante le cassandre locali poco attente ai numeri reali, l'Italia è ancora uno dei maggiori esportatori mondiali nonostante l'euro forte e se potesse svalutare colpirebbe pesantemente le industrie di Germania e Francia. Più che una questione italiana quindi sarebbe una questione europea. E infatti i danni maggiori per una volta non li hanno fatti i politici nostrani ma i tedeschi (anche se da noi lo scrivono solo i giornali specializzati come MF o B&F).
  • # 6
    Grazie Gabri. A Mau rispondo che ho lasciato in sospeso il finale del post perché vorrei che ciascuno leggendo l'articolo di ieri e quello di oggi rispondesse da solo ai suoi "e quindi". E da quelle riflessioni se vuole si ponesse e ponesse altre domande (come fa Bob) o altre considerazioni (come nel caso di Mari). Alla quale rispondo, tralasciando il fatto che non s'è degnata di scusarsi per i modi villani che le ho rimproverato dopo l'ultimo suo commento, che sulla classe politica ha ragione. A Bob (e a Mau) dico che la mia risposta ai quesiti sull'Italia arriverà lunedì.
  • # 7
    @ Come investire: grazie per l'apprezzamento. Del tuo commento condivido tutto (sull'imprecisione ho assunto che se chiedessimo di uscire dall'Unione Monetaria ci darebbero il benservito anche per il Mercato Comune, ma non è scontato in effetti). Ho dato un appositamente un taglio "interno" per dare risposta alle pulsioni "defaultiste" di alcuni italiani; ma è vero quello che dici e nell'articolo di lunedì che chiuderà questa "trilogia del default" pur esaminando ancora la situazione in ottica italiana un accenno agli aspetti che sottolinei ci sarà.
  • # 8
    Vorrei sapere che fine farebbero , in caso di default italiano , eventuali fondi sottoscritti con la propria banca ma gestiti da terzi (ad esempio i fondi Pioneer di diritto lussemberghese sottoscritti con Unicredit).
  • # 9
    Franco, i fondi comuni e le polizze sono asset separati dal patrimonio della banca che li colloca, a prescindere dal fatto che siano di diritto italiano o lussemburghese o irlandes. In caso di default dello stato italiano, ipotizzando per un attimo che non abbia ripercussioni su altri titoli, i fondi perderebbero valore in funzione di quanti titoli di stato hanno in portafoglio. Per cui, un fondo specializzato in titoli di stato italiani vedrebbe il suo valore azzerarsi, un fondo obbligazionario investito al 50% in titoli di stato italiani perderebbe il 50% del suo valore, un fondo azionario americano andrebbe avanti per la sua strada. Le cose si complicano quando pensiamo che tutto è legato e che un default italiano avrebbe conseguenze su tutto il mondo, ma l'esempio che ti ho fatto serve a capire che le uniche conseguenze che subirebbe sono di "mercato". Anzi, siccome è probabile che in caso di default italiano anche Unicredit se la passi maluccio, pensa che con i tuoi risparmi non subirebbero conseguenze neanche se fallisse Unicredit: i fondi verrebbero ceduti ad altro istituto o società di gestione che continuerebbe a gestirli al posto di Unicredit/Pioneer. Se qualcosa non ti è chiaro chiedi pure. Buona domenica.
  • # 10
    a lova.. lassà sta le tirate a favore delle banche centrali private.. che hanno una paura fottuta che non si paghi il debito e relativi interessi.. noi paghiamo 100miliardi l'anno se andiamo in default iniziano a crescere del 6% da subito investendo i 100miliardi . Sai quanto ci mettiamo a riprenderci col resto dell'Europa che cresca al 0,1-0.4% con enormi interessi da pagare ai banchieri centrali ladri, con una moneta svalutata? Dici che non ci darebbero le materie prime? Da quanto in qua l'Europa fornisce materie prime? C'è il resto del mondo che ce le darebbe e di corsa.. Idem l'energia(che già ora non la prendiamo dall'Europa!) ma di che parli! Il problema vero è che non ci lasciano fallire..perchè saremmo ultracompetitivi..e si violerebbe il dogma del pagamento del debito.. e questo non verrà permesso a costo di scatenare la terza guerra mondiale! ciao PS se fossi onesto dovresti ricordare che il debito pubblico è anticostituzionale..infatti l'art. 1 comma 2 recita ''la sovranità è in mano al popolo..'' e varie sentenze delle corti di cassazione riunite hanno sentenziato che senza sovranità monetaria(ossia emissione di moneta)lo stato non ha piena sovranità. Lova,attualmente la moneta non è emessa dallo stato ma dalla banca centrale italiana(confluita all'15% della BCE)quindi banchieri privati(il 52 % proprietà di Intesa ed Unicredit http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d%27Italia )questo viola la costituzione quindi il debito è illegittimo e non va pagato..anche negli USA c'è analoga violazione! Lo sai o fai finta di non saperlo? E' talmente illegale che esiste una legge la 262 del 28 dicembre 2005(art 19 comma 10 eccola http://www.camera.it/parlam/leggi/05262l.htm ) che ordina che entro 3 anni(ossia entro il 2008)lo stato deve ricomprare le quote di banca italia che deve ridiventare pubblica per non essere anticostituzionale! Quella legge è ad oggi (2011) disattesa per volere dei banchieri del PDL e del PD che sostengono le banche,non la popolazione.. che parlano di cazzate ma non di questa importantissima legge dello stato!! Quindi non è una scelta è un obbligo e siamo in condizione di totale illegalità! Lova,prima di scrivere articoli fessi,studia!
  • # 11
    Qui mi sa che l'unico che non ha studiato è Angelo. Secondo lui saremmo (condizionale) competitivi e di botto cresceremmo del 6%.'Sti cazzi!!!!!! A parte che non pagare il debito e quindi gli interessi significa anche non avere risorse per pagare stipendi pubblici e che già questo impatterebbe sui redditi e quindi sul pil. Ma ha idea questo signore che cosa comporterebbe in termini di restrizione del credito? Già ora farsi prestare soldi è complicato, così come avere affidamenti. Figurati se queste falliscono. E secondo Angelo le fabbriche continuerebbero a lavorare alacremente? In attesa della sostituzione di tutto l'ambaradan con una banca centrale autonoma, con il riconoscimento di questo da parte degli altri, quanti poveri? Questo Angelo non lo dice perché lui ha in testa che basta rifiutare di pagare il debito, peccato che gli unici a cui l'Argentina lo ha pagato per intero (il debito) è proprio il FMI che è quello a cui ha chiesto l'apertura di nuove linee di credito.
  • # 12
    Una domanda: in caso di default dell' Italia,ed uscita dall'Euro le disponibilitá che un cittadino italiano possiede all'estero, sempre in Euro, che fine farebbero? grazie Marco
  • # 13
    Signor Angelo, prima di tutto Le chiedo se ci conosciamo perchè visto il tono confidenziale che usa mi viene il dubbio che abbiamo alle spalle una solida amicizia. Poi leggendo le Sue insinuazioni sulla mia onestà, sulla mia preparazione capisco che è solo un problema di maniere. Questo è un problema Suo, ma non è l'unico perchè ha dei notevoli problemi anche nella comprensione di ciò che legge. 1) Dove sarebbe la "tirata a favore delle banche centrali"? L'unico accenno alle banche centrali è quello sulla BCE che emette moneta, tutto il resto è cronaca di default passati (parte 1) e analisi degli effetti comuni a quei default nel tentativo di definire qualche "regola" sulle conseguenze che possono provocare (parte 2). 2) Credo che qualunque creditore abbia una "paura fottuta" che il suo debitore non paghi, a prescindere che sia una Banca Centrale o il signor Rossi. 3) A proposito di affermazioni fesse (cit.), secondo quale ragionamento il mancato pagamento del debito e degli interessi farebbe esplodere la crescita al 6%, come osserva anche Mario? 4) Chi ha affermato che non ci darebbero le materie prime? Ho scritto che essere esportatori di materie prime accelera la ripresa (perchè di materie prime c'è bisogno a prescindere dalla situazione debitoria di chi le possiede). Per quanto riguarda il fabbisogno di materie prime dell'Italia (di cui si parla nell'apposito articolo di oggi), il problema non è che non ce le darebbero (europei o chicchessia) ma che il loro costo, si pensi al costo del petrolio in dollari con una moneta svalutata, sarebbe tale da compensare una buona parte del vantaggio che la svalutazione della moneta garantirebbe alle esportazioni. 5) Non ci lasciano fallire perchè altrimenti le conseguenze sarebbero drammatiche per tutto il mondo. 6) A proposito di tirate, come la mettiamo con la Sua contro le banche centrali private, sostenute da politici che curano gli interessi delle banche? La soluzione che Lei propone è quella di far tornare la Banca d'Italia sotto il controllo pubblico quindi sotto la "sovranità del popolo" (cioè sotto il controllo di quegli stessi politici, visto che siamo una democrazia rappresentativa). Mi scusi, ma cosa pensa di risolvere in questo modo? Siccome non mi interessa parlare di aria fritta, scrivo per rispondere a problemi concreti ed impellenti (si vedano i commenti di Franco e di Marco) e lascio a persone come Lei la libertà di filosofeggiare del nulla, invitandoLa in futuro ad esprimere la Sua opinione in modo più civile e solo dopo aver ben compreso ciò che legge. Saluti
  • # 14
    @ Marco: Innanzitutto dobbiamo distinguere se le disponibilità sono legittimamente detenute all'estero o no: se parliamo di capitali esportati illegalmente in Svizzera et similia io mi limito ad augurarmi che vengano trovati e sanzionati secondo la legge (vado a memoria, ma la sanzione può arrivare ad oltre il 200% del capitale illegalmente detenuto all'estero). Se parliamo di capitali legalmente detenuti all'estero (e quindi dichiarati nel quadro RW della dichiarazione), anche in questo caso dipende se parliamo di valuta o di titoli (e di quali titoli). Il possesso di valuta detenuta all'estero, il possesso di titoli denominati in euro (all'estero, ma anche in Italia) o in altre valute potrebbe permettere un apprezzamento consistente dovuto alla svalutazione che subirebbe la moneta locale. Va ricordato che l'Argentina prese provvedimenti nei confronti di capitali denominati in valuta diversa dal peso e che questa scelta potrebbe essere replicata annullando gli effetti che ho appena descritto.
  • # 15
    Grazie per la risposta. La mia domanda era riferita a capitali regolarmente detenuti all'estero in Euro su un conto corrente. In caso di default ed uscita dall'Euro ritengo che le disponibilità in Euro detenute in Italia, vengano riconvertite nella nuova valuta quale ad esempio nuova lira; ma che succede ai contanti Euro detenuti all'Estero? Personalmente penso che se l'Euro rimarrà, esclusa Italia, possano restare Euro mentre se l'Euro verrà completamente sciolto (torniamo a lire marchi etc) la conversione debba avvenire con la valuta della residenza. Grazie Saluti
  • # 16
    In effetti, Marco, la mia risposta era incompleta (anche perchè non credo si arrivi a default e scioglimento dell'euro); la Sua interpretazione è a mio parere corretta. Ricambio i saluti
  • # 17
    Il default farebbe soffrire soprattutto i pensionati e i lavoratori pubblici, ma sono anche, le pensioni e la spesa pubblica, che hanno alimentato il debito. Lasciando da parte la demagogia che aggiudica la sola responsabilità alle persone che si sono beneficiate in eccesso in questi anni che abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, bisogna ammettere che tutti abbiamo una parte della responsabilità, e tutti dovremo vivere più poveramente di quel cha abbiamo fatto fino ad oggi. TUTTI. La forma per uscirne mi sembra che dovrebbe essere quella di diminuire un 10% tutte le pensioni e i stipendi degli impiegati pubblici per il monto al di sopra dei mille euro mensile, del 20% per il monto che supera i 2000 euro etc. Apparentemente questo non sembra equo pero ha una logica. Prima di tutto fanno i sacrifici proprio quelli che maggiormente soffrirebbero se cadiamo nel default, secondo: da quando siamo entrati nella crisi economica nel 2008 quelli che hanno sofferto, sono proprio i dipendenti delle aziende private, i dipendenti pubblici sono privilegiati nella difesa del posto di lavoro. Inoltre favorirebbe la ricerca di lavoro da parte dei giovani nel settore produttivo e no nel settore pubblico in parte parassitario. Spingerebbe molti giovani, che vivono grazie alle pensioni degli anziani, a cercare un lavoro produttivo o a creare aziende. Fornire una prova ai mercati che siamo disposti a fare i nostri sacrifici ci permetterebbe di uscire rapidamente dalla crisi e restituirebbe il potere d’acquisto a chi l’abbiamo tolto.
  • # 18
    Renato, credo che la sua proposta causerà qualche terremoto anche su questo blog (premetto che ogni eventuale risposta maleducata verrà cestinata a prescindere) e chissà cosa causerebbe se venisse fatta da un politico. Ci sono a mio parere alcuni spunti interessanti, che fanno leva sul concetto che condivido di corresponsabilità e quindi di soluzione che preveda sacrifici comuni, ma credo che gli interventi dovrebbero essere strutturati in modo differente soprattutto per quanto riguarda le pensioni (per esempio, penalizzerei in modo molto sostanzioso le baby pensioni e la reversibilità non tra coniugi, mentre non toccherei le pensioni sotto una determinata soglia). Inoltre, credo che sul tema pensioni sia opportuno lavorare più sul vero elefante nella cristalleria, cioè il futuro, che non sul presente.
  • # 19
    Stefano. La mia proposta non bene dettagliata era di diminuire lo stipendio e pensione in questa maniera: Per chi guadagna più di mille euro, per esempio 1300 si diminuisce 10% sull’eccedente di mille o sia si diminuisce 30 euro, se guadagna più di 2000, si diminuisce 100 per la frazione che va de 1000 a 2000 e un 20% sulla frazione che supera i 2000 etc. Negli anni 60 Venezuela usciva da una grande crisi economica e da un dittatore progressista, ma che aveva lasciato l’economia andare dove volesse provocando un’iniquità sociale che lo travolse. Una sollevazione popolare ristabilì la democrazia che messi in atto un programma di emergenza per dare uno stipendio ai disoccupati, in pratica erano stipendiati per solo presentarsi in un punto predeterminato, questo richiedeva una certa solvenza economica. Il presidente eletto diminuì gli stipendi pubblici, professori universitari compresi, in un 10%. In qualche anno il paese si ristabilì e comincio la più grande promozione sociale che sia avvenuta in paese alcuno. A grandi problemi grandi rimedi. Attuare con cautela e con ragionamenti in filigrana solo peggiora le cose e si muore di morte lenta.
  • # 20
    Guardi Renato, io come ho detto sono dell'idea che tutti debbano fare la loro parte e il metodo che propone può essere interessante. Quello che credo di dover sottolineare (da lavoratore autonomo), è che i dipendenti e i pensionati probabilmente obietterebbero che prima di fare un ulteriore sacrificio gradirebbero vedere che si combatte seriamente l'evasione, che i politici riducono sensibilmente i loro osceni privilegi, che i titolari di grandi patrimoni finanziari ed immobiliari danno il loro contributo (soprattutto se a grande patrimonio corrisponde piccolo reddito) tanto per dire le prime cose che mi saltano in mente.
  • # 21
    Lei ha tutte le ragioni, ma io quello che ho visto sono gente in cassa integrazione, lavoratori con contratto scaduto che viene rinnovato a meno stipendio, lavoratori in mobilita, giovani che non trovano lavoro. Questi hanno pagato e continuano a pagare. La nostra sfortuna è che abbiamo una classe politica appiccicata ai suo privilegi e incapace di fare una mossa esemplare. Complimenti per il blog. renato
  • # 22
    E su quello che scrive ora metto senza problemi anche la mia firma. La ringrazio per i complimenti!
  • # 23
    Scrivo solo ora, a distanza di mesi dall'ultimo messaggio, perché solo ora ho scoperto l'esistenza di questo interessante blog. Complimenti. Le possibili conseguenze del default dell'Italia nella vita di tutti i giorni... Per potermene fare un'idea vorrei sapere di più su quelle che sono state le conseguenze degli altri default di cui si è parlato. In Argentina, ad esempio, per meglio comprendere come è cambiata la vita di tutti a seguito del default, che cosa è successo: - alle banche? Fallite? Nazionalizzate? Salvate da una sana gestione? - ai depositi bancari? Tutti perduti o solo bloccati per alcuni mesi (ma svalutati)? - ai dossier titoli con investimenti in titoli e/o fondi comuni esteri denominati in USD e EURO? - alle proprietà immobiliari? - ai dipendenti pubblici e, quindi, a tutti i servizi pubblici? - agli stipendi di coloro che hanno avuto la fortuna di non perdere il lavoro, anche in relazione all'eventuale adeguamento all'inflazione venuta a crearsi? Lo Stato argentino come è intervenuto dopo il default? - non avendo più da rispettare politiche di rigore per restituire il debito, ha potuto utilizzare le entrate fiscali per politiche di espansione economica? - quali provvedimenti ha preso nel concreto? - come ha gestito, giuridicamente, le azioni legali dei creditori esteri che hanno tentato di rivalersi sulle proprietà (immobiliari e non) dello stato presenti all'estero? Giuridicamente, nella (speriamo remota) eventualità di un default italiano, i cittadini italiani possono essere chiamati a rispondere "personalmente" del debito dello Stato, come se fossero dei fideiussori solidali, e quindi subire azioni legali da parte dei creditori esteri: - sulle proprietà immobiliari detenute all'estero? - sui depositi e/o conti correnti bancari detenuti all'estero? - sui depositi e/o conti correnti bancari di banche di diritto italiano ma emanazione di banche estere che, contrattualmente, offrono anche la garanzia aggiuntiva del fondo interbancario di tutela dei depositi del paese estero in cui ha sede la capogruppo? - sui dossier titoli accesi in Italia, con investimenti in titoli di paesi creditori? Cioè, ad esempio, la Germania potrebbe rifiutarsi di rimborsare ad un cittadino italiano un BUND in scadenza (compensandolo con un credito vantato nei confronti dello Stato Italiano per un BTP in default)? - E' possibile infine che creditori esteri possano esercitare azioni legali anche all'interno dello Stato Italiano, oppure interverrebbero probabilmente dei provvedimenti legislativi per frenare tale possibilità? Debbo precisare che molte delle argomentazioni espresse hanno per me un interesse puramente teorico (purtroppo non possiedo nulla all'estero) dettato, oltre che dalla preoccupazione, anche dalla passione (per passati studi in materie economiche e frequentazioni personali con studiosi NON allineati all'imperante ideologia economica liberale) e dalla professione svolta (operatore bancario), elementi che mi rendono punto di riferimento per tanti conoscenti che sempre più spesso mi chiedono E ADESSO CHE COSA SUCCEDERA'? Spero di non essermi dilungato troppo, e di avere dato nuovi spunti di riflessione per riavviare un dibattito sulla materia. Complimenti di nuovo per il blog. Nicola
  • # 24
    ottimo blog, ho bisogno di alcune informazioni Sig. Lovato. Ho da alcuni anni un mutuo sulla casa , a tasso variabile collegato non all'euribor ma direttamente al tasso della BCE. In caso di default e ritorno alla lira che conseguenze avro sul mutuo? dovro continuate a pagarlo in euro? Dario
  • # 25
    Esattamente quello che succederà è difficile da prevedere, ma molto probabilmente i debiti verrebbero tutti rinegoziati.
  • # 26
    Gli economisti della MMT (modern money theory) non sono vedono un grosso problema la conversione della valuta durante il recupero della sovranità monetaria. Warren mosler dice essenzialmente che non c'è nessun bisogno di convertire la valuta, i depositi in euro resteranno in euro e solo su richiesta dei cittadini verranno convertiti. Stanno preparando un manifesto di macroeconomia per l'uscita dall'euro, recupero della sovranità e creazione di una politica di piena occupazione
  • # 27
    Non concordo su nulla di quello che sostengono gli economisti della MMT.