Default: significato e conseguenze (parte 2)Gli effetti di un default sulla vita di uno Stato. La possibilità di fare default per un paese dell'Unione Europea.
CONSEGUENZE DEL DEFAULT DI UNO STATO SOVRANO – Abbiamo visto che uno stato fallisce quando non è più in grado di far fronte ai debiti e agli interessi che su questi maturano o quando decide di interrompere i pagamenti. La prima conseguenze di questa situazione nel caso di un default inevitabile è un’azione sui suoi conti: vengono alzate le tasse e si riducono le spese. Le voci più importanti sono lo stipendio dei dipendenti pubblici, le pensioni e la sanità. Quindi una prima conseguenza per i cittadini è che i servizi fondamentali si deteriorano, perché si rendono necessari tagli all’organico e ai salari. Nel caso di un default strategico, lo stato ha disponibili le somme derivanti dal mancato riconoscimento degli interessi, ma come vedremo la situazione non cambia. Poi c’è il problema dei risparmi: a chi detiene titoli di stato la cedola non viene più corrisposta del tutto o in parte; alla scadenza del titolo il possessore di titoli di stato non tornerà in possesso della somma investita. Le banche si trovano senza liquidità e rischiano di fallire a loro volta; il tutto condito dall’inevitabile assalto agli sportelli a cui nessun istituto può resistere. Anche la copertura di garanzia dei conti correnti, decisa dalla banche centrali, oltre a non essere totale, in un caso del genere non verrebbe attivata per mancanza di risorse per attuarla. FATTORI COMUNI AI CASI ESAMINATI – Dall’analisi dei default esaminati ieri, possiamo definire alcuni punti in comune tra loro:
IL DEFAULT NELL’UNIONE EUROPEA – Abbiamo visto cosa è successo in passato a paesi che hanno fatto default ed abbiamo osservato quanti problemi possa creare il fallimento, anche volontario, di uno Stato ai suoi cittadini. I paesi dell’Unione Europea, oltre a questi fattori, devono tenere conto di tutta un’altra serie di aspetti che complicano ulteriormente la faccenda. Per un paese dell’Unione Monetaria Europea pare non essere proprio una decisione che si possa attuare con semplicità perché i membri dell’Unione non possono prendere decisioni di politica monetaria autonome: contraggono debito, ma non stampano valuta (emessa dalla BCE) e quindi non possono svalutare o scegliere di immetterne nel sistema. Ma fino a qua, mi si obietterà, si può decidere di uscire dall’euro e il problema si aggira: tralasciando, per il momento, la complessità dell’operazione il vero problema è che ogni paese ha dei vincoli nei confronti degli altri membri: l’uscita andrebbe negoziata. La negoziazione apre due ordini di problemi. Il primo è evidentemente legato all’impossibilità di agire in modo unilaterale, il che impedisce sostanzialmente di fare un default “totale” che azzeri il debito pubblico. Il secondo, che ne discende, riguarda quale parte del debito far “saltare”: dovendo scegliere una nazione preferirebbe danneggiare gli investitori esteri piuttosto che i propri cittadini, ma dubito che dovendo negoziare l’uscita dall’euro proprio con i rappresentanti di altri paesi questa eventualità si possa realizzare. Il default sarebbe selettivo e graverebbe, come nel caso russo, su imprese e cittadini del paese che sceglie la strada dell’insolvenza. A rendere ancor più ostica la realizzazione di questo “progetto” tutte le operazioni di conversione dall’euro alla valuta locale sono estremamente complesse e richiederebbero mesi, durante i quali il paese rimarrebbe senza denaro per far fronte alle spese correnti per cui ci troveremmo anche in una situazione di default strategico nella situazione del default forzato: salari, pensioni e prima assistenza sarebbero penalizzati dalla mancata disponibilità finanziaria e a questo si dovrebbero aggiungere depositi bancari congelati, oppure di valore pressoché nullo a causa del crollo dei corsi e della fortissima svalutazione. Abbiamo già visto che i danni si estendono ai tutti i creditori dello Stato, che potrebbero non rivedere più i propri soldi o attendere anni per i pagamenti. Le banche, prima di tutto, sarebbero costrette a dichiarare fallimento se il valore dei titoli di Stato che hanno acquistato fosse azzerato e il fallimento di chi eroga il credito produce un effetto a cascata su tutto il resto del sistema economico. Le richieste di risarcimento da parte dei creditori esteri mettono in moto procedure lunghe e complicate che ritardano il ritorno alla normalità: gli effetti si sentono per anni e anche molto lontano dall’epicentro. In effetti, il contagio si estenderebbe anche alle banche degli altri paesi, alle economie degli altri paesi, in un effetto domino incontrollabile che distruggerebbe irrimediabilmente il sistema economico. Infine, supponendo che il resto del mondo resista al default di un Paese importante, c’è un ultimo punto: è vero che la svalutazione della moneta comporta un vantaggio nelle esportazioni, e quindi contribuisce alla ripresa, ma le nazioni europee potrebbero invece essere penalizzate: uscendo dalla moneta unica e dall’Unione europea, il Paese perderebbe l’accesso al mercato unico, trovandosi ad affrontare dazi di ogni genere con l’aggravante di essere decisamente poco benvoluto essendo un debitore che non ha onorato i propri pagamenti. Ci si potrebbe trovare senza le materie prime necessarie per alimentare la produzione o con una produzione insufficiente che non riesce ad esportare. il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
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