Venerdì 22 Agosto 2014 , Ore 5:54
 
 

E se finisce l’euro?

I segnali sul futuro della moneta unica sono contrastanti. Come tutelarsi dalle conseguenze di un ritorno alla lira.

Abbiamo passato un autunno infuocato, durante il quale il ritornello terrorizzante dei media era quello del default del debito pubblico italiano: uno spauracchio apparso all’improvviso nel giugno del 2011 e svanito miracolosamente nelle settimane passate. A conferma del fatto che il pericolo, se mai sia esistito, è scampato il G20 tenutosi nel fine settimana ha escluso l’Italia dalla watchlist dei paesi sotto sorveglianza.

Sembra quindi che il sereno finanziario sia tornato a splendere sul nostro paese e sui nostri risparmi, anche perché l’inizio dell’anno è stato decisamente positivo anche sui mercati azionari; le paure e gli incubi sembrano svaniti. Ma se era sbagliato terrorizzare il cittadino per un evento che non aveva concrete probabilità di realizzarsi come il fallimento dello Stato italiano, è altrettanto sbagliato fare finta che i problemi siano tutti passati.

IL PROBLEMA EURO – In effetti ci sono coloro che sono preoccupati per l’economia, per il lavoro; sono preoccupazioni serie che dovranno essere affrontate dal Governo in modo responsabile ed equilibrato al fine di restituire potere d’acquisto alle famiglie, competitività alle aziende e serenità al mondo economico, imprenditoriale e del lavoro in generale.

Il problema a cui faccio riferimento, per la verità, è di ben altro genere: se ne parlava associandolo alla crisi delle finanze italiane e, passate di moda quelle, non se ne parla più; molti sembrano ormai sottovalutarlo: cosa succederebbe se l’era dell’euro finisse e si tornasse alle valute locali?

In questo caso, non mi voglio occupare di aspetti politici ed economici di cui la sezione “Dall’Estero” di Investire Oggi si è occupata e si occupa tuttora con grande attenzione e puntualità, ma degli effetti che potrebbe avere sui nostri investimenti e sul modo migliore per proteggersi da questa eventualità. Personalmente la ritengo poco probabile, ma ritengo che sia fondamentale tutelarsi da questo scenario: col senno di poi lo diciamo anche del default argentino, del fallimento di Parmalat e Cirio, del crack di Lehman Brothers e della crisi che quell’evento scatenò; credo che sia opportuno evitare di doversi ancora una volta rammaricare, col senno di poi.

QUALI PROBABILITÀ? – Quali sono le probabilità che l’euro smetta di esistere, o al limite che ne venga creata una versione “ristretta” e riservata ai soli paesi virtuosi? Quali sono le probabilità che si torni alla lira italiana? Come possiamo leggere di seguito, Axa considera che la disgregazione della zona euro abbia una probabilità di verificarsi elevata, pari al 25%. Non mi dilungo sull’interpretazione probabilistica di questo valore, posso dire che individua un evento che è molto meno probabile del superamento della crisi, ma che una possibilità su quattro è un dato statisticamente molto elevato e significativo.

QUALI CONSEGUENZE? – Come ho già detto non mi voglio occupare in questa sede di tutte le reazioni politiche ed economiche che un simile evento scatenerebbe, mi voglio concentrare sul principale impatto che questo evento avrebbe sul risparmio delle famiglie: l’effetto più rilevante sarebbe quello relativo agli aspetti valutari.

Già nello scorso dicembre Nomura ha pubblicato una stima dei fair value che assumerebbero le valute nazionali se i paesi dell’eurozona abbandonassero la moneta unica:

La lira italiana perderebbe quasi il 30% del proprio potere d’acquisto rispetto all’euro: chi oggi possiede 100.000 € si troverà 100.000 lire che varranno circa 70.000 euro, da un giorno all’altro. A cui andrebbero sommate le perdite di valore dovute alle oscillazioni dei mercati e ai timori sulla tenuta delle obbligazioni dell’area euro. Viceversa, investimenti in altre valute godrebbero della svalutazione della nostra moneta: un investimento in dollari guadagnerebbe il 30% proprio per il deprezzamento della lira.

COSA FARE – Alla luce di queste osservazioni, il Sole 24 Ore del 23 gennaio 2012 sottolineava che è “indispensabile diversificare le valute” e che “oggi avere tutto investito in euro [è] poco prudente”. Il concetto di diversificazione del rischio è fondamentale e dovrebbe essere alla base di ogni scelta d’investimento; le famiglie italiane, invece, tendono a concentrare tutto il loro risparmio su pochi strumenti perché è più semplice seguirne l’andamento. Ma in determinati contesti, come potrebbe essere quello che stiamo vivendo oggi, è ragionevole chiedersi se la semplicità e il finto senso di sicurezza che ci regala debbano prevalere nelle scelte d’investimento a discapito della sicurezza vera.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
 
Autore: Stefano Lovato Chi é:

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9 Commenti

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  • # 1
    morto un Papa se ne fa un'altro ! :mrgreen: :mrgreen: Morto l'euro si farà un'altra moneta ! :mrgreen: :mrgreen: il problema e se questa nuova moneta verrà accettata ! Ed anche se le altre monete continueranno ad essere accettate come mezzo di scambio ! Potremmo tornare al medioevo con il baratto dopo che i Romani avevano introdotti i loro sesterzi validi si presume in tutto l'impero ! Con l'arrivo dei Barbari cambiò tutto e per un bel pezzo ! A proposito i Romani avevano qualcosa di simile alla Bce o alla Federal Reserve ??? Si potrebbe fare una tesi universitaria : "La Banca Centrale ai tempi dei Romani" ! La prima grande globalizzazione dell'europa !! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
  • # 2
    Ciao Stefano, ma se l'euro scompare, Francoforte e Londra rimaranno pur sempre le piazze finanziarie più importanti d'Europa e New York del mondo!! Qundi sorge spontanea una domanda: in questa ipotesi, dove sono quotate, rimarranno quotate e saranno quotate le migliori società delle economie occidentali avanzate? In altre piazze finanziarie? Oppure nelle più importanti piazze finanziarie sopramenzionate? Ma mi sa che se 1+1 fa due, la risposta è scontata!! Quindi tutti i discorsi che fa l'analista tecnico di Banca Sella ( riportati dal sole 24 ore )sono fuori luogo perchè per definizione l'analisi tecnica si occupa di speculazioni finanziarie e non di investimenti finanziari, cosa ben diversa!! In altre parole è tipico per chi si occupa di analisi tecnica andare appresso a Mr. Market ma c'è un MA grande quanto una casa: http://www.soldionline.it/guide/grandi-investitori/warren-buffett-e-mr-market Ciao! Fab :-)
  • # 3
    Fab, infatti abbassare un po' il quantitativo di euro in portafoglio a mio parere è utile (anche tramite l'investimento in titoli obbligazionari e azionari delle piazze che tu citi) proprio perchè diventa una mossa difensiva nell'ipotesi che si realizzi quello scenario. Non a caso l'unica affermazione che ho citato dell'articolo (che ho linkato per correttezza) è quella sull'utilità di diversificazione valutaria: di una serie di affermazioni se ne può condividere anche una sola, no? :D
  • # 4
    Ciao Stefano, d'accordissimo con te al 1000%!! In totale disaccordo con l'analista tecnico i cui consigli avevo capito li ritenevi validi al 100%!! Comunque secondo me anche se l'euro non avesse avuto nessun problema, sull'azionario un 20%/30% sul mercato USA è un Must a qualsiasi condizione perchè il mercato USA rappresenta pur sempre il 30% della capitalizzazione mondiale e il chè non è poco!! Ovviamente dando per scontato un timing menimamente decente sul cambio!! Ciao! Fab :-)
  • # 5
    fa incompetente queste notizie non mi lasciano mai tranquillo.. :-S quando avró da posare soldi dobbiamo fare 4 chiacchiere XD
  • # 6
    Sei il Beli che immagino io? Queste notizie non devono spaventare, ma devono far riflettere e adottare comportamenti adeguati per proteggersi dalle conseguenze di un evento che difficilmente si verificherà, ma non impossibile (sicuramente più probabile del tanto sbandierato default italiano). Sull'incompetenza, non ti preoccupare: ahimè sei in ottima compagnia e nessuno "è nato imparato". Leggere è un ottimo inizio! Ciao!
  • # 7
    Buongiono Stefano, ho trovato molto interessante il tuo articolo. Hai confermato dei pensieri che mi giravano in testa da tempo dandomi parecchi spunti su cui riflettere. p.s. Un solo appunto. Hai commesso una svista nel convertire le valute "chi oggi possiede 100.000 € si troverà 100.000 lire " spero di trovare sul C/C più di 100.000 Lire.. alemeno 193.627.000 Lire ;-)
  • # 8
    Grazie per i complimenti. In relazione al P.S. il tasso di concambio euro-lira potrebbe non essere l'inverso del 1936,27 con cui facemmo lira-euro. Si potrebbe optare per una "lira pesante" o fare altro. Per cui ho semplicemente trasformato 1 euro in 1 lira, tanto quello che conta è che i 100.000 euro di oggi trasformati in un certo numero di lire compreranno beni per 70.000 euro.
  • # 9
    Intanto alla dissoluzione dell'euro hanno dato anche una scadenza: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-06/settembre-euro-wall-street-183605.shtml
  • Il Globalista è il blog di
    Stefano Lovato
    In questo blog vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare. Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
  • COMMENTI & COMMENTATORI

    film de sexe en hd de cette polissonne dans son uniforme triquant Superbe article, comme d'hab
    Fabrizio Monge Buongiorno Stefano! Complimenti per l'articolo e per le risposte nel blog. Innanzitutto premetto che sono un " collega " quindi il mio punto di vista è tacciabile di partigianeria. posso testimoniare che in tutta la mia vita professionale ho adottato varie tecniche di investimento e utilizzato strumenti di varie società di gestione. Tuttavia il sistema del dollar cost average è l'unica che non mi ha mai deluso, sia come investitore sia come professionista. Concordo che chiamare un clinete in un momento di mercato difficile per convincerlo a fare aggiuntivi è impresa titanica anzi, io lo faccio ormai sapendo che spesso l'unico risultato ottenibile è di tranquillizzare il cliente, che non aggiungerà nulla ma almeno non venderà in un momento sfavorevole. Con il Pac invece l'acquisto nei momenti critici funziona bene, il cliente è rilassato, io sono rilassato e si lavora con fiducia reciproca. Aggiungo che la prassi di citare esempi di mercato in cui il sistema non avrebbe dato risultati è inutile, spesso bastava aspettare un anno in più oppure consolidare pediodicamente per avere un utile consistente. come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare ed avere un bravo - Consulente, Promotore, Bancario etc ... la sostanza è la stessa - che mi segua nel percorso. ciao a presto!
    giuseppe avevo completato un pac la banca in seguito mi cambia il pac in un fondo con una minusvalenza all'atto del cambio di circa 3000 euro al momento del disinvestimento la banca non tiene conto della minusvalenza e mi fa pagare la plusvale maturata dopo il cambio
    Alessandro Bidini A me, in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2013) è accaduta una cosa un pò diversa. Nel quadro RT, Sezione IIB, è data la possibilità di portare in diminuzione le minusvalenze del quadriennio antecedente (rideterminate nella misura del 62,50%) MA SOLO A CONCORRENZA DELLA EVENTUALE PLUSVALENZA REALIZZATA NEL 2012. In pratica se avevo una minusvalenza pregressa rideterminata di 10.000 euro e nel 2012 ho una plusvalenza di 5000 euro posso utilizzare solo 5000 euro per compensare la plusvalenza del 2012 ma perdo gli altri 5000 euro che non potrò utilizzare per gli anni successivi. E' così? Il programma dell'Agenzia delle Entrate non accettava in nessun campo l'immissione della minusvalenza residua, nemmeno al rigo RT30. Grazie per la risposta.
    Guido Chi ha fatto l'affrancamento delle azioni nel 2012 deve compilare l'unico 2013?
  • In questo vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare.
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