Giovedì 17 Aprile 2014 , Ore 15:36
 
 

Fondi comuni obbligazionari: la nuova frontiera del risk free?

La necessità di diversificare per trovare sicurezza, affacciandosi anche su mercati rischiosi come l'high yield e gli emergenti, spinge inevitabilmente verso un portafoglio di fondi obbligazionari.

Ho accennato alla scelta del migliore strumento per affacciarsi su mercati emergenti, high yield.

Abbiamo detto che il deflusso di denaro dai paesi sviluppati dovrebbe continuare per un lasso di tempo sufficientemente lungo per permettere ancora di approfittare delle condizioni vantaggiose di questi mercati: lo spostamento di masse ingenti verso paesi che stanno migliorando il proprio rating, del resto, è inevitabile.

Va detto che i risultati recenti di questi mercati possono far temere che siano già cresciuti a sufficienza e che abbiano esaurito la spinta; in realtà anche un rapido esame dei differenziali di rendimento rispetto ad obbligazioni investment-grade ci rassicura sul fatto che ci sia ancora margine.

Spread di credito su mercati emergenti, high yield e titoli investment grade. EM: Emerging markets; HY: High Yield; IG: Investment Grade. Fonte Merrill Lynch.

 

Ma quanto durerà? Ovviamente è una domanda difficile, ma possiamo essere certi che non sarà così per sempre. Ad esaurire i margini favorevoli per l’high yield e gli afflussi di denaro saranno diversi fattori. I tassi dei paesi sviluppati cominceranno a crescere: cesseranno le azioni mirate a mantenere tassi bassi, i deflussi a favore dei mercati emergenti provocheranno un rialzo dei rendimenti (necessità di finanziarsi stabile o addirittura in crescita e domanda in diminuzione provocheranno una riduzione dei prezzi dei titoli e, quindi, un aumento dei tassi). Dal lato dei paesi emergenti, il medesimo meccanismo genererà un abbassamento dei rendimenti. Inoltre, il fatto che il controllo dei debiti pubblici dei paesi emergenti non sarà possibile per sempre: la popolazione comincerà a chiedere diritti di cui oggi non gode (ferie pagate, malattia, pensioni) e questo graverà sulle casse di quegli stati, facendo crescere il debito e rendendoli più simili a quelli sviluppati.

Quindi i due piatti della bilancia torneranno in equilibrio, ma le poste in gioco sono di tipo strutturale e quindi dovrebbe trattarsi di processi lenti e monitorabili.

La questione con cui ho concluso l’ultimo post riguarda lo strumento da utilizzare per entrare su questi mercati. La diffidenza verso il risparmio gestito spinge i risparmiatori verso due alternative: l’acquisto diretto di titoli o la rinuncia ad investire in questi mercati. L’acquisto di singoli titoli è assolutamente da sconsigliare: prese singolarmente le obbligazioni ad alto rendimento presentano moltissime insidie, visto che il default è un destino che tocca mediamente quasi due titoli ogni cento.

Per ridurre il rischio è necessario un frazionamento estremo del patrimonio investito su questi mercati: partendo dal presupposto che il rendimento è sufficientemente elevato da non costituire un problema, l’obiettivo è costruire un portafoglio con molti titoli per ridurre l’impatto dei default ed per aumentare la probabilità di detenere anche obbligazioni che subiscano importanti apprezzamenti dei corsi (come un miglioramento del rating). Inoltre, in questi mercati può assumere un ruolo rilevante la fluttuazione delle valute (aspetto non disprezzabile se si teme un crollo dell’euro o il ritorno alla lira) e quindi puntare su numerose valute è un ulteriore modo per ridurre i rischi.

Ma in questo modo le difficoltà aumentano: se faccio fatica a scegliere e a seguire un titolo, come potrò sceglierne e seguirne cento? O mille? Senza dimenticare che i lotti minimi per la negoziazione spesso sono impegnativi, proprio per scoraggiare l’improvvido risparmiatore che volesse acquistare questi titoli senza adeguate conoscenze.

Ne deriva che l’unico strumento funzionale ad un investimento su questi mercati è, volenti o nolenti, il fondo comune: ha masse tali da poter realizzare la diversificazione di cui c’è bisogno, è gestito da persone competenti e più rapidamente informate del risparmiatore; oltretutto, spesso è possibile scegliere se acquistarli con copertura rispetto alle valute o meno. Infine, visto che su questi mercati non occorre cercare rendimento, l’attività del gestore si può concentrare sulla riduzione della volatilità.

Se mi si passa il termine, il nuovo risk free lo si può costruire con un portafoglio diversificato di fondi obbligazionari che investano in governativi, in corporate, sui mercati emergentied high yield, su titoli convertibili e così via. Le oscillazioni saranno inevitabili, anche se tenute sotto controllo dal gestore, ma un portafoglio del genere è molto adatto a questo mondo, in cui il debito pubblico italiano e gli altri porti sicuri in realtà non danno alcuna reale sicurezza: con una scelta del genere non ci si dovrà preoccupare più di possibili default, ma con il corretto orizzonte temporale si dovrà solo sopportare un po’ di volatilità.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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    Stefano Lovato
    In questo blog vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare. Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
  • COMMENTI & COMMENTATORI

    Fabrizio Monge Buongiorno Stefano! Complimenti per l'articolo e per le risposte nel blog. Innanzitutto premetto che sono un " collega " quindi il mio punto di vista è tacciabile di partigianeria. posso testimoniare che in tutta la mia vita professionale ho adottato varie tecniche di investimento e utilizzato strumenti di varie società di gestione. Tuttavia il sistema del dollar cost average è l'unica che non mi ha mai deluso, sia come investitore sia come professionista. Concordo che chiamare un clinete in un momento di mercato difficile per convincerlo a fare aggiuntivi è impresa titanica anzi, io lo faccio ormai sapendo che spesso l'unico risultato ottenibile è di tranquillizzare il cliente, che non aggiungerà nulla ma almeno non venderà in un momento sfavorevole. Con il Pac invece l'acquisto nei momenti critici funziona bene, il cliente è rilassato, io sono rilassato e si lavora con fiducia reciproca. Aggiungo che la prassi di citare esempi di mercato in cui il sistema non avrebbe dato risultati è inutile, spesso bastava aspettare un anno in più oppure consolidare pediodicamente per avere un utile consistente. come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare ed avere un bravo - Consulente, Promotore, Bancario etc ... la sostanza è la stessa - che mi segua nel percorso. ciao a presto!
    giuseppe avevo completato un pac la banca in seguito mi cambia il pac in un fondo con una minusvalenza all'atto del cambio di circa 3000 euro al momento del disinvestimento la banca non tiene conto della minusvalenza e mi fa pagare la plusvale maturata dopo il cambio
    Alessandro Bidini A me, in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2013) è accaduta una cosa un pò diversa. Nel quadro RT, Sezione IIB, è data la possibilità di portare in diminuzione le minusvalenze del quadriennio antecedente (rideterminate nella misura del 62,50%) MA SOLO A CONCORRENZA DELLA EVENTUALE PLUSVALENZA REALIZZATA NEL 2012. In pratica se avevo una minusvalenza pregressa rideterminata di 10.000 euro e nel 2012 ho una plusvalenza di 5000 euro posso utilizzare solo 5000 euro per compensare la plusvalenza del 2012 ma perdo gli altri 5000 euro che non potrò utilizzare per gli anni successivi. E' così? Il programma dell'Agenzia delle Entrate non accettava in nessun campo l'immissione della minusvalenza residua, nemmeno al rigo RT30. Grazie per la risposta.
    Guido Chi ha fatto l'affrancamento delle azioni nel 2012 deve compilare l'unico 2013?
    Il Risparmiatore Meraviglioso Concordo sia con l'argomentazione che con le conclusioni. La pianificazione finanziaria, economica, patrimoniale, assicurativa globale è non tanto la base, quanto l'essenza stessa della consulenza finanziaria. Ancor oggi -ed anche tra i professionisti della finanza- molti perpetuano l'equivoco tra consulenza finanziaria e consulenza di portafoglio: quest'ultima è solo uno degli attrezzi (e nemmeno il primo) a disposizione di un buon consulente finanziario e del suo cliente.
  • In questo vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare.
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