Lunedì 24 Novembre 2014 , Ore 21:00
 
 

Fondi comuni obbligazionari: la nuova frontiera del risk free?

La necessità di diversificare per trovare sicurezza, affacciandosi anche su mercati rischiosi come l'high yield e gli emergenti, spinge inevitabilmente verso un portafoglio di fondi obbligazionari.

Ho accennato alla scelta del migliore strumento per affacciarsi su mercati emergenti, high yield.

Abbiamo detto che il deflusso di denaro dai paesi sviluppati dovrebbe continuare per un lasso di tempo sufficientemente lungo per permettere ancora di approfittare delle condizioni vantaggiose di questi mercati: lo spostamento di masse ingenti verso paesi che stanno migliorando il proprio rating, del resto, è inevitabile.

Va detto che i risultati recenti di questi mercati possono far temere che siano già cresciuti a sufficienza e che abbiano esaurito la spinta; in realtà anche un rapido esame dei differenziali di rendimento rispetto ad obbligazioni investment-grade ci rassicura sul fatto che ci sia ancora margine.

Spread di credito su mercati emergenti, high yield e titoli investment grade. EM: Emerging markets; HY: High Yield; IG: Investment Grade. Fonte Merrill Lynch.

 

Ma quanto durerà? Ovviamente è una domanda difficile, ma possiamo essere certi che non sarà così per sempre. Ad esaurire i margini favorevoli per l’high yield e gli afflussi di denaro saranno diversi fattori. I tassi dei paesi sviluppati cominceranno a crescere: cesseranno le azioni mirate a mantenere tassi bassi, i deflussi a favore dei mercati emergenti provocheranno un rialzo dei rendimenti (necessità di finanziarsi stabile o addirittura in crescita e domanda in diminuzione provocheranno una riduzione dei prezzi dei titoli e, quindi, un aumento dei tassi). Dal lato dei paesi emergenti, il medesimo meccanismo genererà un abbassamento dei rendimenti. Inoltre, il fatto che il controllo dei debiti pubblici dei paesi emergenti non sarà possibile per sempre: la popolazione comincerà a chiedere diritti di cui oggi non gode (ferie pagate, malattia, pensioni) e questo graverà sulle casse di quegli stati, facendo crescere il debito e rendendoli più simili a quelli sviluppati.

Quindi i due piatti della bilancia torneranno in equilibrio, ma le poste in gioco sono di tipo strutturale e quindi dovrebbe trattarsi di processi lenti e monitorabili.

La questione con cui ho concluso l’ultimo post riguarda lo strumento da utilizzare per entrare su questi mercati. La diffidenza verso il risparmio gestito spinge i risparmiatori verso due alternative: l’acquisto diretto di titoli o la rinuncia ad investire in questi mercati. L’acquisto di singoli titoli è assolutamente da sconsigliare: prese singolarmente le obbligazioni ad alto rendimento presentano moltissime insidie, visto che il default è un destino che tocca mediamente quasi due titoli ogni cento.

Per ridurre il rischio è necessario un frazionamento estremo del patrimonio investito su questi mercati: partendo dal presupposto che il rendimento è sufficientemente elevato da non costituire un problema, l’obiettivo è costruire un portafoglio con molti titoli per ridurre l’impatto dei default ed per aumentare la probabilità di detenere anche obbligazioni che subiscano importanti apprezzamenti dei corsi (come un miglioramento del rating). Inoltre, in questi mercati può assumere un ruolo rilevante la fluttuazione delle valute (aspetto non disprezzabile se si teme un crollo dell’euro o il ritorno alla lira) e quindi puntare su numerose valute è un ulteriore modo per ridurre i rischi.

Ma in questo modo le difficoltà aumentano: se faccio fatica a scegliere e a seguire un titolo, come potrò sceglierne e seguirne cento? O mille? Senza dimenticare che i lotti minimi per la negoziazione spesso sono impegnativi, proprio per scoraggiare l’improvvido risparmiatore che volesse acquistare questi titoli senza adeguate conoscenze.

Ne deriva che l’unico strumento funzionale ad un investimento su questi mercati è, volenti o nolenti, il fondo comune: ha masse tali da poter realizzare la diversificazione di cui c’è bisogno, è gestito da persone competenti e più rapidamente informate del risparmiatore; oltretutto, spesso è possibile scegliere se acquistarli con copertura rispetto alle valute o meno. Infine, visto che su questi mercati non occorre cercare rendimento, l’attività del gestore si può concentrare sulla riduzione della volatilità.

Se mi si passa il termine, il nuovo risk free lo si può costruire con un portafoglio diversificato di fondi obbligazionari che investano in governativi, in corporate, sui mercati emergentied high yield, su titoli convertibili e così via. Le oscillazioni saranno inevitabili, anche se tenute sotto controllo dal gestore, ma un portafoglio del genere è molto adatto a questo mondo, in cui il debito pubblico italiano e gli altri porti sicuri in realtà non danno alcuna reale sicurezza: con una scelta del genere non ci si dovrà preoccupare più di possibili default, ma con il corretto orizzonte temporale si dovrà solo sopportare un po’ di volatilità.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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