Sabato 20 Settembre 2014 , Ore 5:53
 
 

La forza dell’abitudine

Il lungo silenzio del Globalista si spiega così, ma con le abitudini dobbiamo confrontarci ogni giorno, anche nelle scelte d’investimento

Avevo scritto l’ultimo articolo il 16 marzo; sono passati circa quattro mesi e il mio silenzio ha destato qualche preoccupazione (me ne scuso e mi scuso anche con tutti coloro che mi hanno scritto in questo periodo chiedendomi informazioni o opinioni: avrete tutti risposta)! Sono stati mesi impegnativi, pieni di lavoro e non solo (il terremoto ha soltanto sfiorato me e la mia famiglia, ma per qualche settimana ha catalizzato la nostra attenzione), ma se analizzo bene le cause di questa lunga pausa è evidente che l’abitudine gioca un ruolo preponderante: molto spesso, soprattutto nelle ultime settimane, mi sono detto “domani devo scrivere qualcosa”. Poi, arrivava domani e non trovavo il tempo: avevo perso l’abitudine, il ritmo.

Riparto da qui, a distanza di circa un anno dalla nascita del mio blog: l’abitudine è una disposizione mentale potentissima ed indica l’attitudine acquisita mediante la ripetizione di un’esperienza. Non è certo il contesto per una riflessione scientifica sull’abitudine (anche perché non è il mio campo), voglio semplicemente sottolineare quanto sia influente nei nostri comportamenti.

Non importa che sia semplicissima da prendere, o difficile; che tu possa perderla in un attimo o che non voglia saperne di abbandonarti: un’abitudine condiziona la tua vita, si radica, nel momento in cui ti da sicurezza, ti fa sentire a tuo agio, conforta il tuo bisogno di affrontare cose note ed allontana la paura dell’ignoto, del cambiamento diventa inestirpabile. Non riesci a prendere in considerazione comportamenti diversi, vivi un vero e proprio rifiuto. Come se una cosa “diversa” dal solito mettesse in pericolo la tua stessa esistenza.

Il problema nasce quando il comportamento consueto ti spinge nella direzione sbagliata: è rassicurante solo in apparenza, ma in realtà ti sta facendo del male; il primo pensiero va all’alimentazione (probabilmente perché sto seguendo The Biggest Loser, un reality americano i cui protagonisti sono persone obese che cercano di perdere peso e cambiare vita), ma potremmo fare un lungo elenco di abitudini distruttive.

Il problema si acuisce quando viviamo un momento di cambiamento globale, di profonde modificazioni che impattano su piani molteplici, come quello che stiamo attraversando oggi: il mondo cambia e sta cambiando ad una velocità che non riusciamo a percepire completamente (è molto diversa la percezione della velocità se sono in viaggio su una macchina che va a 200 km/h o se sono sul bordo della strada e vedo passare la stessa automobile), se non te ne rendi conto continui a ripetere comportamenti che potrebbero diventare inefficaci o addirittura dannosi. Se te ne rendi conto puoi cambiare; a condizione di avere la volontà di vincere la forza dell’abitudine e di fare qualcosa di diverso, di nuovo, di cui avrai anche paura proprio perchè ti è ignoto.

È un meccanismo che vale in ogni ambito della vita, quindi lo si può applicare anche al risparmio e agli investimenti: il mondo sta cambiando e chi non riesce a comprendere il cambiamento e le sue conseguenze non adotterà comportamenti corretti e si troverà probabilmente a dover fare i conti con sorprese amare.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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  • Il Globalista è il blog di
    Stefano Lovato
    In questo blog vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare. Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
  • COMMENTI & COMMENTATORI

    film de sexe en hd de cette polissonne dans son uniforme triquant Superbe article, comme d'hab
    Fabrizio Monge Buongiorno Stefano! Complimenti per l'articolo e per le risposte nel blog. Innanzitutto premetto che sono un " collega " quindi il mio punto di vista è tacciabile di partigianeria. posso testimoniare che in tutta la mia vita professionale ho adottato varie tecniche di investimento e utilizzato strumenti di varie società di gestione. Tuttavia il sistema del dollar cost average è l'unica che non mi ha mai deluso, sia come investitore sia come professionista. Concordo che chiamare un clinete in un momento di mercato difficile per convincerlo a fare aggiuntivi è impresa titanica anzi, io lo faccio ormai sapendo che spesso l'unico risultato ottenibile è di tranquillizzare il cliente, che non aggiungerà nulla ma almeno non venderà in un momento sfavorevole. Con il Pac invece l'acquisto nei momenti critici funziona bene, il cliente è rilassato, io sono rilassato e si lavora con fiducia reciproca. Aggiungo che la prassi di citare esempi di mercato in cui il sistema non avrebbe dato risultati è inutile, spesso bastava aspettare un anno in più oppure consolidare pediodicamente per avere un utile consistente. come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare ed avere un bravo - Consulente, Promotore, Bancario etc ... la sostanza è la stessa - che mi segua nel percorso. ciao a presto!
    giuseppe avevo completato un pac la banca in seguito mi cambia il pac in un fondo con una minusvalenza all'atto del cambio di circa 3000 euro al momento del disinvestimento la banca non tiene conto della minusvalenza e mi fa pagare la plusvale maturata dopo il cambio
    Alessandro Bidini A me, in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2013) è accaduta una cosa un pò diversa. Nel quadro RT, Sezione IIB, è data la possibilità di portare in diminuzione le minusvalenze del quadriennio antecedente (rideterminate nella misura del 62,50%) MA SOLO A CONCORRENZA DELLA EVENTUALE PLUSVALENZA REALIZZATA NEL 2012. In pratica se avevo una minusvalenza pregressa rideterminata di 10.000 euro e nel 2012 ho una plusvalenza di 5000 euro posso utilizzare solo 5000 euro per compensare la plusvalenza del 2012 ma perdo gli altri 5000 euro che non potrò utilizzare per gli anni successivi. E' così? Il programma dell'Agenzia delle Entrate non accettava in nessun campo l'immissione della minusvalenza residua, nemmeno al rigo RT30. Grazie per la risposta.
    Guido Chi ha fatto l'affrancamento delle azioni nel 2012 deve compilare l'unico 2013?
  • In questo vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare.
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