Domenica 20 Aprile 2014 , Ore 5:43
 
 

Titoli di Stato e sicurezza hanno divorziato

Ma pochi paiono essersene accorti. Perché gli italiani li comprano, quali errori di valutazione compiono. Una cosa è certa: oggi i titoli di stato non danno garanzie di sicurezza e protezione del patrimonio

Gli italiani, dunque, amano tantissimo i titoli di stato. Nonostante la situazione finanziaria attuale, nonostante questo amore faccia un po’ a cazzotti con l’opinione che il cittadino ha dello Stato: ne dice peste e corna, poi gli presta i soldi anche quando l’allarme è al massimo livello. I motivi della fiducia che viene riposta ancora oggi in questi strumenti si può ascrivere a due aspetti distinti.

Il primo deriva da un misto di sentimenti e di razionalità: il default dello Stato italiano non viene considerata un’opzione realistica, quindi è un investimento su cui si può puntare perché alla fine il capitale investito verrà restituito. Il secondo è tecnico: “alla fine te li rimborsano a 100”, quindi il capitale investito non solo verrà certamente restituito, ma verrà restituito integralmente, senza correre il rischio di perdite. Non ho mai creduto al default del debito pubblico italiano, per cui condivido le premesse del ragionamento. Ma ci sono alcune riflessioni da fare, che possono cambiare la decisione finale.

Prima di tutto, il fatto che tu non creda possibile una cosa la rende irrealizzabile? Se dipende da te, forse. Ma siccome il default dell’Italia non lo decidi tu non basare le tue decisioni su una tua convinzione può essere molto pericoloso.

In secondo luogo, il risparmiatore che solitamente acquista titoli di stato ricerca sicurezza assoluta, come dimostrano le motivazioni che lo spingono all’acquisto. Ma oggi i titoli di stato ti danno questa sicurezza? Probabilmente non l’hanno mai data, ma se esamini la situazione attuale da un punto di vista razionale ne danno ancora meno.

Terzo, quando scrivo “sicurezza assoluta” intendo anche che il Bot people non sopporta oscillazioni, anche minime, del proprio patrimonio. In questi ultimi dodici mesi i titoli di stato hanno avuto una volatilità tipica del mercato azionario.

Quarto, il titolo di stato ti regala tali e tante sicurezze (apparenti) da spingerti a concentrare tutti i tuoi risparmi su questo tipo di investimento, come se fosse l’unica ancora a cui aggrapparsi durante una tempesta violentissima.

Lo spread fuori controllo, i downgrade, le opinioni e i comportamenti degli investitori istituzionali dicono che l’investimento in titoli di stato è rischioso: il default è una possibilità, la sicurezza del rimborso diminuisce e questo fa crescere le oscillazioni dei titoli.Il pericolo vero, però, non è tanto il default ma la fine dell’euro, o il ritorno dell’Italia alla lira: scenari improbabili ma che aggiungono un’ulteriore dose di rischio. Il deprezzamento che subirebbe il patrimonio sarebbe definitivo ed irrecuperabile. Anche se i titoli di stato venissero regolarmente rimborsati.

Quindi continuare ad acquistare e detenere titoli di stato se cerchi sicurezza e protezione per i tuoi risparmi è un errore, concentrare in Bot, Btp, Cct, Ctz tutto il tuo patrimonio è un errore ancor più grande. Il fatto che tu lo faccia per abitudine, per paura di cambiare, perché non conosci alternative o perché sei diffidente e sei arroccato su idee precostituite è l’errore più grande di tutti.

 
il contenuto di questo blog esprime l’opinione personale dell’autore, non costituisce un servizio di consulenza, non intende in alcun modo indirizzare le scelte d’investimento dei lettori, non costituisce e non intende costituire attività di sollecitazione del pubblico risparmio
 
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Autore: Stefano Lovato Chi é:

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5 Commenti

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  • # 1
    Salve Globalista, apprezzo il contenuto del postato, ma senza entrare nello specifico, potresti indicare alternative ai titoli di stato,che so obbl. bancarie, corporate,fondi :( ecc. Saluti
  • # 2
    Senz'altro arriveranno spunti di riflessione in quel senso. Grazie per i complimenti.
  • # 3
    Sto valutando l'ipotesi di investire in conti svizzeri, ma non in euro o chf o usd o gbp. Dollari e sterline danno 0,90 e 1,40 %, poco lo so ma se si vuole la sicurezza , qualcosa bisogna sacrificare
  • # 4
    Benvenuto Pantalone. Sono possibili alternative, certamente, anche se molto parziali.
  • # 5
    @ vais: se leggi gli ultimi articoli (o i commenti più recenti in cui ho ripescato articoli dell'anno scorso) di idee ce ne sono.
  • Il Globalista è il blog di
    Stefano Lovato
    In questo blog vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare. Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
  • COMMENTI & COMMENTATORI

    Fabrizio Monge Buongiorno Stefano! Complimenti per l'articolo e per le risposte nel blog. Innanzitutto premetto che sono un " collega " quindi il mio punto di vista è tacciabile di partigianeria. posso testimoniare che in tutta la mia vita professionale ho adottato varie tecniche di investimento e utilizzato strumenti di varie società di gestione. Tuttavia il sistema del dollar cost average è l'unica che non mi ha mai deluso, sia come investitore sia come professionista. Concordo che chiamare un clinete in un momento di mercato difficile per convincerlo a fare aggiuntivi è impresa titanica anzi, io lo faccio ormai sapendo che spesso l'unico risultato ottenibile è di tranquillizzare il cliente, che non aggiungerà nulla ma almeno non venderà in un momento sfavorevole. Con il Pac invece l'acquisto nei momenti critici funziona bene, il cliente è rilassato, io sono rilassato e si lavora con fiducia reciproca. Aggiungo che la prassi di citare esempi di mercato in cui il sistema non avrebbe dato risultati è inutile, spesso bastava aspettare un anno in più oppure consolidare pediodicamente per avere un utile consistente. come tutti gli strumenti bisogna saperlo usare ed avere un bravo - Consulente, Promotore, Bancario etc ... la sostanza è la stessa - che mi segua nel percorso. ciao a presto!
    giuseppe avevo completato un pac la banca in seguito mi cambia il pac in un fondo con una minusvalenza all'atto del cambio di circa 3000 euro al momento del disinvestimento la banca non tiene conto della minusvalenza e mi fa pagare la plusvale maturata dopo il cambio
    Alessandro Bidini A me, in sede di dichiarazione dei redditi (Unico 2013) è accaduta una cosa un pò diversa. Nel quadro RT, Sezione IIB, è data la possibilità di portare in diminuzione le minusvalenze del quadriennio antecedente (rideterminate nella misura del 62,50%) MA SOLO A CONCORRENZA DELLA EVENTUALE PLUSVALENZA REALIZZATA NEL 2012. In pratica se avevo una minusvalenza pregressa rideterminata di 10.000 euro e nel 2012 ho una plusvalenza di 5000 euro posso utilizzare solo 5000 euro per compensare la plusvalenza del 2012 ma perdo gli altri 5000 euro che non potrò utilizzare per gli anni successivi. E' così? Il programma dell'Agenzia delle Entrate non accettava in nessun campo l'immissione della minusvalenza residua, nemmeno al rigo RT30. Grazie per la risposta.
    Guido Chi ha fatto l'affrancamento delle azioni nel 2012 deve compilare l'unico 2013?
    Il Risparmiatore Meraviglioso Concordo sia con l'argomentazione che con le conclusioni. La pianificazione finanziaria, economica, patrimoniale, assicurativa globale è non tanto la base, quanto l'essenza stessa della consulenza finanziaria. Ancor oggi -ed anche tra i professionisti della finanza- molti perpetuano l'equivoco tra consulenza finanziaria e consulenza di portafoglio: quest'ultima è solo uno degli attrezzi (e nemmeno il primo) a disposizione di un buon consulente finanziario e del suo cliente.
  • In questo vengono trattati argomenti relativi all'economia e al mondo del risparmio. Informazioni, spunti di riflessione e di confronto su argomenti importanti, a maggior ragione in un momento in cui la gestione degli investimenti è particolarmente difficoltosa a causa della diminuita propensione al risparmio e dei cambiamenti che caratterizzano il mondo economico e finanziario mondiale. Sono un private banker e ho deciso di pubblicare questo blog, che esprime il mio punto di vista su quello che accade, per dare un contributo a tutti coloro che vorranno seguirmi. L'obiettivo è quello di contribuire a rendere i risparmiatori italiani più consapevoli di ciò che fanno, di ciò che possono fare e di ciò che dovrebbero fare o evitare.
    Buona Navigazione del Blog - Stefano Lovato
     
     
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